“Monsignor Miniero, nuovo arcivescovo di Taranto, ha dichiarato sul caso Ilva: “Se l’acciaio è una risorsa importante per l’Italia, per l’Europa e mi sembra che la fame di acciaio aumenti, di anno in anno, perché non va affrontato questo problema a livello nazionale, a livello europeo?” Non so chi abbia passato all’arcivescovo queste informazioni sbagliate”. Lo scrive sul suo profilo Facebook il presidente di Peacelink, associazione da anni attiva sul fronte della tutela della salute e dell’ambiente, con sede a Taranto, Alessandro Marescotti, con riferimento alle dichiarazioni di monsignor Ciro Miniero, vescovo della città ionica, sull’ex Ilva.
“Infatti, secondo il Comitato Siderurgico dell’Ocse il rallentamento dei mercati mondiali dell’acciaio ha messo in evidenza il problema della sovra capacità produttiva mondiale che nel 2022 ha superato i 560 milioni di tonnellate”, spiega. “Quindi non c’è “fame di acciaio” – come dice monsignor Miniero – ma un eccesso di capacità produttiva. L’esatto contrario”, prosegue.
“Monsignor Miniero veste i panni dell’economista e sembra non aver letto bene l’enciclica del Papa sull’economia, la “Laudato si'”, in cui Francesco esorta a una riconversione ecologica dell’economia”, aggiunge. “L’arcivescovo ci dica se accetta con rassegnato realismo l’eccesso di mortalità e di tumori causato dalle emissioni inquinanti e se intende anteporre le ragioni di un’economia non sostenibile a quelle della vita. Quanta distanza rispetto alla visione profetica, ecologica e umana di papa Francesco”, conclude.