Alessandra Macchitella, collega tarantina, vincitrice di numerosi premi letterari e autrice di diversi saggi e libri, torna in libreria con una nuova opera destinata a far riflettere chi ha trent’anni, chi vi si avvicina e chi li ha superati.
“La lista” è un romanzo breve di sessantotto pagine edito dalla casa editrice Les Flâneurs Edizioni, con la quale Alessandra ha già pubblicato “Santa”.
Trentatré anni, giornalista, copywriter, esperta di tematiche di genere, Alessandra porta alla luce nelle sue sessantotto pagine il personaggio di Giulia, una giornalista che, dopo il suo trentesimo compleanno, decide di realizzare una “lista”, quello che lei chiama “un diario al contrario” che non ha date ma elenchi numerati e frasi per ricordare chi si vuole essere.
Abbiamo intervistato Alessandra e le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più di questo romanzo nato “due volte”: la prima, ispirato dai suoi amici, la seconda, “dalla vita con tutta la sua urgenza”.
Chi è Giulia e come arriva a pensare alla sua lista?
«Giulia è una copywriter freelance di 31 anni. “La lista” è un pensiero che compie dopo il suo trentesimo compleanno. Troppe aspettative disattese che la portano a rimettere in discussione la sua vita e a riscriverla, letteralmente. Decide di mettere su carta le regole da seguire per cambiare vita: prima scrive, poi agisce. Un diario al contrario che non ha date ma elenchi numerati e frasi per ricordare chi si vuole essere».
Come nasce questo romanzo? Cosa ti ha ispirato?
«Questo romanzo breve nasce due volte: la sua prima nascita è stata nel 2017, dopo aver compiuto 30 anni e dopo aver visto quante aspettative io e i miei amici avevamo riposto in quella cifra. Sono ancora molto legata ai miei compagni di scuola, quindi “l’anno dei 30 anni” è stato colmo di festeggiamenti e di discorsi esistenziali. Così ho iniziato a segnare qualche pensiero. In questo caso credo mi abbiano ispirato i miei amici».
La seconda nascita
«La seconda nascita è stata nel 2018. Un problema di salute (fortunatamente superato) mi ha costretta a una sorta di “lockdown” per alcuni mesi. Immagina quello che stiamo vivendo ora ma senza “Ce la faremo”, mentre il resto del mondo continua a scorrere veloce fuori dalla tua stanza. La cosa più difficile è stata non poter leggere e scrivere perché non potevo sforzare la vista. Così nella mia testa continuava a girare questa storia, appena ho potuto l’ho scritta e terminata. Ricordo ancora il messaggio al mio editore: “Ho ripreso l’uso degli occhi! Ho terminato il racconto”. Qui credo che l’ispirazione sia stata la vita, con tutta la sua urgenza».
Un libro che riguarda chi ha 30 anni, ma che può aiutarti a recuperare se li hai superati. Spieghiamolo…
«Il libro racconta storie di trentenni ma il suo fine è valido per ogni età. Anzi, la “fame di vita” è ancora più importante da saziare man mano che passa il tempo».
Nella trama citi Leo, un giornalista incastrato in un presente incerto. Chi è Leo e cosa rappresenta?
«Leo è un giornalista che vive tutte le difficoltà e le bellezze di quel mondo fatto di scrittura e di curiosità a me molto caro. Forse, in parte, ho messo qualcosa di me in questo personaggio maschile, è un gioco dei ruoli che mi diverte».
“Se non ti piace la tua vita, scrivitene una nuova”. È un messaggio incoraggiante, ma fa pensare anche a rimpianti e delusioni del passato. Quanto è importante “scriversi” una nuova vita?
«Non ho ancora conosciuto una persona senza un rimpianto o una delusione. In genere ciò che è andato male rende le storie più interessanti ma sarebbe bello poter imparare dal passato per spingere più forte (e meglio) per il futuro. A volte mettere nero su bianco ciò che vogliamo può aiutare».
Alessandra, scrittrice e giornalista: la tua lista l’hai scritta?
«Alla fine del libro c’è una lista per le lettrici e per i lettori da poter compilare. Mi sono promessa di scrivere anche la mia in quello spazio. Non l’ho ancora iniziata ma ho già messo in pratica qualche punto».
Quanto c’è di Alessandra Macchitella nei personaggi dei tuoi libri?
«I personaggi credo siano un insieme di storie raccolte da me, da chi conosco e da chi non conosco ma ho solo immaginato».
Quanto è importante per te la scrittura?
«È il mio rifugio. A volte poi diventa anche lavoro e condivisione ma “la scrittura” che non aspetta giudizi è la parte più vera di me».
Visto che non è mai troppo tardi per recuperare… cosa vorresti fare da grande?
«“Da grande voglio fare la giornalista e la scrittrice” scrivevo in un tema tanto (troppo) tempo fa. Voglio continuare ad essere coerente».