“Taranto, perla del Mediterraneo: la città e il porto ripartiranno”: il Premier Conte, avendo individuato per tempo le sue grandi potenziali, nelle scorse settimane, scende a Taranto insieme ad un esecutivo di ben 7 Ministri (Salute, Sud e Coesione Territoriale, Università e Ricerca, Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Difesa, Ambiente e Beni attività culturali e Turismo) oltre al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sen. Turco a capo del tavolo del “Contratto Istituzionale di Sviluppo, costituito ad hoc per l’area jonica e che amministra un portafoglio per opere già finanziate con oltre 1 mld di euro.
Il capoluogo stà diventando rapidamente un luogo attrattivo per tanti grossi investitori mondiali e nel 2026, è stato scelto come sede per ospitare i Giochi del Mediterraneo, espressione di una rinascita culturale ed evento che sicuramente richiederà un massiccio impiego delle forze dell’ordine.
Ma a fronte di tali ambiziosi piani, quale chiave di lettura ha il nostro Dipartimento ? Anderebbero associate ed attuate strategie che aumenterebbero il livello di efficienza della sicurezza urbana per quanto tali disegni non rientrano nelle politiche trattate nell’ambito del tavolo istituzionale (CIS). Da qui, lanciamo un appello alle istituzioni nazionali, affinché venga tracciata una linea che rilanci la sicurezza a livello locale per meglio affrontare le sfide che ci attendono per il futuro in odine al contrasto alla criminalità e allo scopo di rafforzare la prevenzione e il controllo del territorio.
Abbiamo notato come l’Arma dei Carabinieri di recente ha costituito in città una Scuola per la formazione degli allievi, mentre la Polizia di Stato, pur detenendo una passata vocazione, ha invece dismesso la Scuola sita nella Caserma D’Oria, attuale sede del XV Reparto Mobile, da cui sono stati avviati migliaia di agenti ausiliari. Eppure, siamo costellati da aree demaniali in disuso che potrebbero essere riconvertite e sfruttate in tal senso; un grosso potenziale di cui, pare nessuno dei nostri vertici si sia mai avveduto.
Tuttavia, a fronte di cotanta progettualità, continuiamo a non comprendere la insistenza con la quale i vertici ministeriali vogliono chiudere un ufficio di specialità come la Polizia di Frontiera di Taranto che si aggiunge alla soppressione della Squadra Nautica, questione già ampiamente denunciata dal SIULP Jonico.
Perché, in alternativa, nel concetto di Polizia di prossimità, non valutare l’ipotesi di continuare a mantenere la sede della PolFrontiera nell’area portuale che è in forte espansione e sviluppo, conservando le sue peculiarità semmai trasformandola in “Commissariato di P.S. – Area Portuale”, in modo da scongiurare sia la chiusura che il trasferimento del personale ?
Sul piano logistico, non notiamo una strategia vincente che rilancia il modello della sicurezza a livello locale; qualche anno fa, sembrava imminente la costituzione di un Commissariato di P.S. nel Comune di Ginosa, poi, il progetto svanì nel nulla. Vi è poi un impasse per il tanto atteso trasferimento nella nuova sede del Commissariato di Manduria, nonostante il Comune abbia dato a titolo gratuito l’uso dei locali. Si starebbe attendendo l’ok del demanio per il rifinanziamento ad un adeguamento della struttura per il quale nei prossimi giorni solleciteremo il Questore di Taranto.
Dunque, il disegno futuro, pare non sia così incoraggiante. La moderna Questura, inaugurata a marzo del 2009, somiglia molto ad un elegante e grande transatlantico, ma negli anni, si è svuotata del suo “equipaggio”, privandosi di centinai di poliziotti che hanno raggiunto l’età pensionabile senza che vi sia stato un adeguato turn over. Tempi grigi ci aspettano per effetto del pensionamento di massa che a breve provocherà uno pauroso svuotamento degli uffici, a fronte, poi, dei 350/400 colleghi in lista di attesa che in provincia, forse, arriveranno dopo aver maturato dai 17 ai 20 anni di servizio.
Non una bella prospettiva considerato che, sia la media anagrafica elevata che l’aumento dei carichi di lavoro derivante dal peso sempre più ingombrante dell’ordine pubblico (basti pensare che in un recente e normale giorno festivo, è stata toccata quota 100 in ordine al numero di impiego giornaliero del XV Reparto Mobile, situazione che merita una denuncia formale) e di tutte le altre attività di Polizia, nel quadro generale, mal si conciliano con tutto il resto.