La vendita non è ancora stata perfezionata e non possiamo certo farci condizionare dal fattore tempo spingendo sull’acceleratore, tale scelta infatti rischierebbe di favorire la multinazionale dell’acciaio e non creerebbe sicuramente una situazione di maggior favore per i lavoratori.
Bisogna fare presto? Noi crediamo che fare presto sia un errore strategico che favorirebbe soltanto Mittal e vedrebbe, secondo il piano del nuovo acquirente e il quadro normativo disegnato dal precedente governo, migliaia di lavoratori in cassa integrazione senza una prospettiva occupazionale e per un tempo ben definito, il 2023. Le bonifiche e i processi di decontaminazione sarebbero inoltre assegnati a circa 300 lavoratori e, ad oggi, non sappiamo nemmeno le modalità con cui dovrebbero essere individuati.
La scadenza del 30 giugno segna pertanto uno spartiacque per il futuro produttivo, occupazionale e ambientale del gruppo Ilva.
Come Fiom abbiamo sempre sostenuto la necessità di introdurre clausole più restrittive sul versante del piano ambientale, che non si può ridurre ad una semplice anticipazione dei tempi per l’attuazione delle prescrizioni previste dal DPCM del 29 settembre 2017, oltre alla risoluzione della questione dell’immunità penale. Rimane ancora irrisolta l’emergenza amianto all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, ci sono infatti circa 3700 tonnellate censite di matrice friabile e i tempi di bonifica sono troppo lunghi. Non si può aspettare il 2023 e riteniamo fondamentale estendere i benefici previdenziali fino al compimento delle bonifiche.
Riteniamo inoltre inopportuno utilizzare le carenze relative alla sicurezza sul lavoro per accelerare i tempi della vendita, è infatti obbligo di qualsiasi datore di lavoro tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori attraverso la completa applicazione del D.Lgs. 81/08, la programmazione e l’esecuzione di idonee attività manutentive. La Fiom Cgil continuerà pertanto a denunciare all’azienda e agli enti competenti tutte le carenze rilevate in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavotatori.
Non è oltretutto indifferente che nei giorni scorsi ci sia stato un cambio al comando del Ministero dello Sviluppo Economico, riteniamo ora indispensabile che il nuovo ministro ascolti le organizzazioni sindacali e riattivi il tavolo ministeriale con il futuro acquirente.
La Fiom Cgil ritiene necessario affrontare i punti rimasti in sospeso come la salvaguardia dei livelli occupazionali e la questione ambientale, con l’applicazione delle linee guida della VIIAS e l’introduzione di innovazioni tecnologiche che riducano drasticamente le emissioni inquinanti.
Come Fiom ribadiremo al neo ministro Di Maio le nostre rivendicazioni su quelle che sono le priorità, affinché Ilva continui a produrre salvaguardando l’occupazione, l’ambiente e la salute dei lavoratori e dei cittadini.
Bisogna smetterla con i proclami e sedersi attorno ad un tavolo per rimettere al centro l’ambiente, la salute ed il lavoro.
Taranto, 15/06/2018