Abbiamo partecipato con il pd ionico anche come componente Orlando
accanto al segretario Mancarelli, al consiglio di fabbrica tenuto in
consiglio comunale il 5 maggio. Abbiamo apprezzato che finalmente, dopo la richiesta ufficiale partita mesi fa dalla nostra area e fatta propria dall’intero pd ionico, il sindaco Melucci abbia finalmente deciso di ritirare il ricorso avverso al dpcm ilva di settembre. Certo se anziché agire motu proprio avesse condiviso la decisione attraverso la partecipazione e il confronto, anche accettando la richiesta di dialogo che gli avevamo offerto (legata esclusivamente a questa tematica) e che ha ignorato, forse sarebbe stato più semplice anche per lui spiegare alla città questa difficile ma importante decisione, che ora, seppur dirimente, rischia di sembrare solo posizionamento. Purtroppo non ci sono piani b, e se il piano ilva del governo salta, l’unico che prevede 5,3 miliardi di
investimenti privati al sud per bonifica e ammodernamento impianti, non ci sarà ne bonifica ne reimpiego, quindi chiusura e lavoratori licenziati. Esattamente come auspicato da 5 stelle e governatore Emiliano.

Spiace per le assenze a palazzo di città anche, a dire il vero, degli eletti del pd a tutti i livelli, che erano rappresentati unicamente dal segretario provinciale Mancarelli che se pur invitato dai sindacati non aveva ricevuto convocazione da Melucci. Una trattativa
del genere infatti non può non coinvolgere anche i rappresentanti politici, proprio come espressamente scritto dai sindacati, nel loro importante ruolo di raccordo tra cittadini e istituzioni. Per questo, riconoscendo quello in seno a Taranto come unico fronte locale di connessione con la trattativa al Mise, chiediamo a Melucci di
convocare ufficialmente anche il partito Democratico ionico al tavolo permanente con i sindacati. Come chiediamo ai sindacati di farci partecipare a tutte le assemblee con i lavoratori e le iniziative che hanno annunciato. Siamo al loro fianco per lottare insieme affinché ora che all’ufficialità del trasferimento d’azienda manca solo la loro
firma, neanche un solo lavoratore venga pregiudicato da questa trattativa che non può comportare, come auspica chi a quel tavolo non c’era, la chiusura della fabbrica e la rovina totale dei cittadini di Taranto. Ma serve dialogo tra tutti senza esclusioni o localismi.
Taranto, 8 maggio 2018