Nel discorso del giovedì Santo, monsignor Filippo Santoro cita i viaggi della speranza a cui tanti, troppi, tarantini sono costretti per potersi curare.
Cita anche le difficili condizioni ambientali in cui versa la città, le cui malattie sono diretta conseguenza.
Ma all’Arcivescovo di Taranto manca il coraggio di citare i colpevoli di quello che succede in città.
Perchè, se le condizioni ambientali fanno ammalare i tarantini più degli abitanti di altre città, costringendoli ad interminabili e a volte inutili viaggi della speranza, non è per volere del Signore, ma dei signori della politica.
Sono loro i colpevoli di questa situazione, loro che, da un lato, permettono un’attività industriale illegale e, dall’altra, non mettono i tarantini in condizione di potersi curare in loco.
Il Monsignore lo sa, e sarebbe stato bello sentirlo dire dalla prima carica ecclesiastica della città.
Perchè, magari, proprio le sue parole avrebbero scosso le coscienze di chi ha spinto migliaia di famiglie a dover scegliere tra salute e lavoro.
Siamo consapevoli che questo, per molti, è un argomento da prendere con le pinze, per non urtare la sensibilità di nessuno.
Ma, davanti a centinaia di casi di tumore, davanti a tanti bimbi ammalati, va fatta una scelta, bisogna decidere se stare dalla parte dei deboli, di chi lotta per liberare Taranto da un futuro nero come il fumo dei camini delle industrie, o dalla parte di chi si ostina a perder tempo proponendo un’ecocompatibilità nei fatti irrealizzabile. Non basta chiedere “ai nuovi governanti che sia innanzitutto rispettata la vita, l’ambiente e la dignità dei nostri lavoratori” se si continua a credere che un’Ilva ambientalizzata o decarbonizzata sia la soluzione. Non basta più parlare di “poveri cristi” che sono caricati di una “croce d’acciaio” se poi si cerca di fare da paciere fra il Ministro del Mise ed il Presidente delle Regione Puglia. Non ci basta più!
E’ finito il momento dell’ambiguità, è arrivato quello della chiarezza e dello schieramento. Se davvero Monsignor Santoro vuole essere il vescovo del cambiamento e della rinascita della città deve uscire dall’ambiguità e dire con parole forti e decise che anche lui chiede un piano finalizzato alla chiusura, bonifica e riconversione del territorio.
Noi sappiamo da che parte stare, nessun compromesso al ribasso sarà più tollerato, Taranto merita di vivere senza quei veleni che causano morte e malattie.