“La qualità delle prestazioni dei centri pubblici di salute mentale in Puglia continua a peggiorare a causa delle continue chiusure e dei tagli che riducono queste strutture ad ambulatori costretti, sempre più frequentemente, a fare diagnosi”. A denunciarlo il consigliere del M5S Mario Conca, che nei giorni scorsi, ha raccolto a Galatina la denuncia di 23 lavoratori dei sei centri diurni di riabilitazione psichiatrica pubblica a rischio chiusura ed ha partecipato a San Severo ad un incontro organizzato dal Movimento di Psichiatria democratica.
“A Galatina – continua Conca – accompagnato dai candidati del M5S alla Camera dei Deputati e al Senato Leonardo Donno e Cataldo Dino Mininno ho incontrato lavoratori che, nonostante contratti co.co.co da 12 a 24 ore settimanali, da vent’anni assicurano con la loro abnegazione un servizio umanizzante, che ha, a loro dire, azzerato i TSO a quanti vivono il problema della salute mentale. La situazione non va meglio a San Severo, dove ho registrato lo sconforto di psicologi, psichiatri, assistenti sociali e altre figure che non trovano interlocutori istituzionali che li ascoltino ed il percorso formativo universitario è vecchio di cent’anni”.
Tanti gli argomenti toccati durante questi incontri: dallo stato di abbandono in cui versano molti centri di salute mentale, che non riescono a garantire centri diurni h12 per carenza di personale, all’utilizzo inappropriato degli SPDC (servizi psichiatrici di diagnosi e cura); dall’abuso della contenzione, fino alla mancanza di almeno una residenza pubblica h24 per Asl, passando per i laboratori artigianali non attrezzati e la scarsità di fondi atti a garantire la terapeutica socializzazione per puntare al recupero.
“Gli addetti ai lavori – incalza il pentastellato – si arrangiano come possono per offrire un’assistenza adeguata, visto che la maggior parte dei fondi finisce nel privato profit. Nel Centro di Salute Mentale di Bari, ad esempio, solo 300 dei 4100 utenti sono ospitati in strutture private, ma assorbono la maggior parte dei capitoli di spesa a discapito della qualità e dell’efficienza dei centri pubblici. È il fallimento delle direzioni dipartimentali. A quarant’anni dalla Legge Basaglia, siamo passati dai manicomi di allora alle strutture pesanti di oggi, ai reparti ortofrenici come la Divina Provvidenza di Bisceglie, dove pazienti come Nunzia Cariglia, da quasi sessant’anni, non hanno neanche diritto al medico di famiglia e all’assistenza primaria. Persone dimenticate nel silenzio più assordante. A nulla sono valsi i miei tentativi istituzionali di dar loro voce e di far istituire dal governo Emiliano i percorsi riabilitativi e terapeutici individualizzati, il regolamento per i centri autogestiti come Piazza Grande di Santeramo e il Marco Cavallo di Latiano, il budget di salute per il reintegro e il recupero delle persone disadattate, le residenze assistite previste da DGR del 2014. Tutte le attività tese al recupero del paziente – continua Conca – hanno lasciato il passo al business della cronicizzazione e della retta. Questi incontri sono stati la conferma di quanto già sapevamo: la sanità è un affaire per pochi a danno di tutti. Una politica clientelare ha imparato bene a privatizzare i profitti verso gli amici e a socializzare le perdite spalmandole sulla collettività. Noi però non ci arrendiamo – conclude – e continueremo a dare battaglia per far tornare al centro delle politiche della sanità i bisogni della gente”.