Nell’agenda del prossimo governo al primo posto tra le emergenze cui far fronte, priorità assoluta va data al tema della sicurezza del territorio. Argomento delicato che richiede l’attenzione da parte delle istituzioni a tutti i livelli, considerato il crescente allarme suscitato da fatti di cronaca gravi che accadono nel nostro Paese. Troppo spesso protagonisti di questi episodi sono stranieri arrivati in Italia con l’idea di trovare un paese ospitale e senza troppe regole, uomini poveri alla ricerca di lavoro che vanno ad incrementare il già cospicuo numero di inoccupati e disoccupati italiani. Giunti sulle nostre coste, sperano di poter trovare una casa, un lavoro e in effetti trovano un Paese che dà loro un tetto, cibo, vestiti, assistenza sanitaria. Tutto questo comporta una disparità di trattamento da parte dello Stato tra immigrati ed italiani. Ai primi la possibilità di vivere agiatamente senza dover lavorare per procurarsi di che vivere, ai secondi nessuna assistenza, nessun aiuto in caso di bisogno, come ci raccontano tante storie di famiglie sfrattate dalle loro case perché rimaste senza reddito. Come può un Paese considerarsi giusto se tratta i propri figli come di una categoria inferiore rispetto agli ospiti? E non solo, non sappiamo chi siano realmente tutti gli immigrati che arrivano, tanti di loro non hanno permesso di soggiorno, sono privi di documenti d’identità, eppure si aggirano indisturbati nelle nostre città. È naturale che gli italiani avvertano un forte senso di insicurezza, che genera preoccupazione ed apprensione per il futuro dei propri figli. Molto spesso sento dire che anche dall’Italia i nostri nonni sono emigrati all’estero in cerca di migliori condizioni di vita. Questo è senz’altro vero, ma è anche innegabile che sono andati a svolgere ogni tipo di lavoro in nazioni che vivevano una fase economica espansiva. Di certo agli italiani immigrati non sono state date case, abiti, cibo, cellulari senza lavorare! Oggi i nostri giovani, come già i nostri nonni, vivono in un Paese che non dà loro prospettive occupazionali e sono costretti a fuggire a migliaia di chilometri dalle loro case e dalle loro famiglie. Sono spesso giovani laureati, con master post universitari, qualificati, ai quali l’Italia rinuncia e sbatte le porte in faccia. La città di Taranto vive queste situazioni in modo ancor più accentuato rispetto ad altre. Una città che va verso lo spopolamento,una città dove i negozi anche storici non riescono a far fronte alla crisi e chiudono per sempre i battenti, un polo universitario che, anziché implementare l’offerta formativa, vede ridurla ad ogni anno accademico. Taranto è una città dove il lavoro è un miraggio e se si riesce a trovarlo è molto spesso precario. Il prossimo governo da qui deve ripartire, offrendo prospettive ai giovani che si sentano orgogliosi di vivere e lavorare nel loro Paese, esprimendo al massimo le proprie potenzialità per far crescere l’Italia riportandola ad essere una nazione competitiva in Europa e nel mondo.
Antonella Cito, consigliera del Comune di Taranto