Bari, 25 gen. – Esiste una questione meridionale anche nei trasporti. Lo sostiene il rapporto “Pendolaria” di Legambiente che, ancora una volta, disegna un Paese diviso in due. Dove ai tagli statali si è associata la mancata risposta delle Regioni in miglioramento dei servizi. Non mancano eccezioni positive, ma purtroppo non riguardano le regioni del Sud.
Di fronte a un incremento complessivo dei pendolari che utilizzano le linee ferroviarie, non risponde una maggiore efficienza dei servizi offerti. Ad esempio in Puglia, dal 2011 si è registrato un aumento del 38,5% dei passeggeri giornalieri su ferrovie locali e regionali, di contro però la spesa per il servizio nel 2016 è pari a zero, mentre il finanziamento per abitanti all’anno è di 4,39 euro, posto che altre regioni (come Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige) hanno valori di spesa molto superiori.
In questa non invidiabile classifica la Puglia anticipa Abruzzo, Calabria, Marche, Molise, Sicilia e Umbria, ma non aiuta ad accorciare le distanze, rese evidenti dalle risorse stanziate e dai finanziamenti per abitante.
Insomma, viene fuori un quadro non edificante per i pendolari pugliesi. In parte giustificato dal taglio delle risorse, avviato nel 2010, e in parte attenuato dall’uso dei fondi europei Fas/Fec.
A riguardo, resta d’approfondire il tema dell’uso dei fondi europei per l’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie, che presenta carenze in molte regioni meridionali, tanto che si dovrebbe aprire una riflessione più ampia sulle modalità dell’utilizzo dei fondi.
Occorre riprendere con forza i temi della mobilità pugliese, facendo leva su alcune questioni, come il treno-tram, che possono favorire migliori servizi e costi contenuti nei trasporti.
Quindi, da un lato bisogna intervenire per migliorare l’offerta sulle linee esistenti, dall’altro svincolare risorse per garantire un trasporto su rotaie efficiente e veloce.