La Provincia di Taranto ha depositato al TAR di Lecce un intervento “ad opponendum” dichiarando “inammissibile, irricevibile e comunque infondato” il ricorso del Comune di Taranto al medesimo TAR in merito all’ultimo decreto ILVA.
L’intervento della Provincia di Taranto in opposizione al Comune è di una pagina e mezza contro l’atto del Comune di Taranto che è di 35 pagine. Questa differenza dà in pieno l’idea di quante e quali siano le argomentazioni della Provincia di Taranto.
PeaceLink continua a ritenere che il ricorso al TAR di Comune e Regione abbia messo in luce un nervo scoperto dell’intera manovra del governo e dei suoi sostenitori, fra cui la Provincia di Taranto. Sia Arcelor Mittal sia il Governo intendono ritardare il più possibile in ILVA gli interventi strutturali improcrastinabili per la tutela dell’ambiente e della salute.
Anche l’atto di intesa proposto dal Governo a Regione e Comune è assolutamente insufficiente, limitandosi ad accorciare solo di qualche mese la realizzazione della copertura dei parchi minerali, sorvolando su tutto il resto e proponendo una Valutazione del Danno Sanitario che non è preventiva. Viene prevista una quantificazione del danno sanitario quando tale danno è già stato prodotto dallo stabilimento.
L’atto di intesa proposto dal governo, che non ha alcun valore vincolante e che quindi non impegna Arcelor Mittal in alcun modo, tratta Taranto come una colonia. Parlare di Valutazione del Danno Sanitario quando il danno è già stato prodotto è qualcosa che fa rabbrividire. Le convenzioni internazionali vietano che gli esseri umani siano sottoposti, senza il loro libero consenso, ad esperimenti che possano comportare un danno alla salute.
Rinviare la messa a norma degli impianti significa effettuare un simile esperimento inaccettabile su cittadini e lavoratori e a ciò ci opponiamo.
La pressione dei cittadini a sostegno del ricorso al TAR di Comune e Regione continua e continuerà anche per dimostrare che la Provincia nel suo intervento “ad opponendum” non gode del sostegno dell’opinione pubblica, la quale da tempo si è resa conto dei pericoli che porta l’ILVA e non vuole più sottostare a questo stato di cose.
Per PeaceLink
Fulvia Gravame
Luciano Manna
Alessandro Marescotti