Quando la passione civica si rallenta… c’è sempre qualcosa o qualcuno dietro l’angolo che con un semplice gesto o una suggestione può compiere il miracolo di ravvivarla, di trasformarla da acqua in vino.
E’ questa la pietra miliare dalla quale ha preso spunto la “Tre giorni di riflessioni”, sul tema “Fate quello che egli vi dirà”, organizzata dal consigliere regionale Gianni Liviano e dall’associazione “Le città che vogliamo” in collaborazione con “Argomenti 2000”, associazione che fa riferimento all’on. Ernesto Preziosi, già presidente nazionale di Azione cattolica.
“Fate quello che Egli vi dirà”, un titolo che prende spunto dal racconto evangelico delle Nozze di Cana allorquando una coppia di sposi (ovvero la comunità in cammino) si trova di fronte alla mancanza di vino (la perdita di ideali, passione, vitalità, amore per il bene comune) ma ritrova la speranza nell’esortazione di Gesù a fare quello che Lui dirà loro: ovvero di portare gli otri pieni di acqua che sarà, poi, trasformata in vino.
Una tre giorni per provare a recuperare “la passione e le motivazioni dell’impegno politico”,

ha spiegato in apertura di lavori il consigliere regionale Gianni Liviano, “proviamo – ha aggiunto Liviano – a restituire a noi stessi un’idea di valori che è l’unica cosa che dà forza e valore ad una politica che, adesso, in questo momento si identifica sempre di più nei personalismi, nelle aspettative di ruolo, nell’appartenenza non a contenitori e a contenuti condivisi ma alla persona che diventa leader del percorso. Proviamo, invece, – conclude Liviano – a recuperare i motivi veri per i quali da tanti anni proviamo di essere utili alla gente”.
E per riuscire nello scopo, il consigliere regionale tarantino ha invitato personalità di spicco della vita sociale, politica e religiosa italiana.

Tra questi don Maurizio Patriciello, il prete della Terra dei fuochi, parroco al quartiere Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli. Dopo aver lavorato come paramedico, don Maurizio decide di entrare in seminario grazie all’incontro con un francescano che lo ha ricondotto nell’alveo della Chiesa che aveva abbandonato anni prima.
Simbolo della battaglia condotta nella Terra dei Fuochi, per la rinascita del territorio avvelenato dai rifiuti tossici che ha provocato molte morti negli ultimi decenni, la morte non ha risparmiato nemmeno la sua famiglia: suo fratello, infatti, è morto per leucemia. E proprio per questa sua battaglia, don Maurizio Patriciello è stato oggetto di minacce da parte dei clan. Nella sua veste di parroco ha incontrato il boss Carmine Schiavone, uno dei responsabili dell’inquinamento, al quale, in un’accorata lettera, gli chiede, senza mezzi termini, “Dicci dove sono i veleni”.
E di fronte alle brutture della società contemporanea don Maurizio non può che dire: non abbiamo piu’ vino o, peggio, crediamo di averne ma non è così. “Di qui il bisogno – sottolinea don Patriciello – di un abbraccio tenero, umano che faccia comprendere che la nostra certezza di avere ancora vino non è tale. Perchè – prosegue – forse a molti conviene che ci sia questa certezza”.
E cita papa Francesco, “il piu’ rivoluzionario dei rivoluzionari”, che nella sua enciclica “Laudato sii” esorta i cittadini a controllare il potere politico affinchè emani norme, regolamenti, azioni tali da tutelare l’ambiente e contrastarne i tanti guasti prodotti dall’uomo.
Come nella Terra dei fuochi, un inferno dove si muore il 47 per cento in piu’ che nel resto d’Italia, dove la gente ha paura: paura di perdere un figlio, se non ne ha già perso uno. “L’ambiente e l’uomo sono fratelli siamesi – sottolinea don Patriciello -. Se muore uno muore anche l’altro. I danni ambientali sono come un killer silenzioso, i cui effetti si vedono nel tempo e non nell’immediatezza, come può avvenire per un delitto del quale vediamo i corpi delle vittime riversi per terra”.
A far da contraltare c’è il mondo del volontariato, “che prende sovente schiaffi ma che continua imperterrito lungo la sua strada e che non deve – è il monito di don Maurizio – essere lasciata sola altrimenti diventa facile bersaglio. E il fango che viene gettato addosso un po’ alla volta e giorno dopo giorno è l’arma piu’ tremenda che ci sia per annientare un individuo. Solamente un popolo può far cambiare idea a individui che per il proprio egoismo calpestano il bene comune. Il bene comune è prezioso almeno quanto il bene personale e di questo dobbiamo esserne consapevoli”.