Il nostro blog ha sempre seguito le vicende inerenti alla situazione dell’Istituto musicale ‘G. Paisiello’, sull’orlo della chiusura, e in attesa di un processo di statizzazione ad oggi mai avvenuto, e più volte millantato a fini strumentali, come ‘la buona politica’ insegna, negli ambiti dei cosiddetti decreti ‘Salva Taranto’. Ve la ricordate vero? Era quella piccola parte destinata alla cultura del territorio jonico, perché giustamente Taranto aveva anche la priorità di salvaguardare il patrimonio culturale. Invece il tutto è andato in fumo, lo stesso fumo che i famosi decreti autorizzano. Negli ultimi giorni i media sono stati quasi perentori: “Il Paisiello chiude”. Ma perché si è parlato di chiusura? Cosa è successo in realtà? Cosa si può fare e non si è fatto per l’Istituto? A cosa si va incontro? E dei talenti jonici che ne sarà? Alternative?
Alle nostre domande, ha risposto Gabriele Maggi per il consiglio accademico. Ultimamente, come dicevamo, si è parlato di chiusura, questo perché, come ci spiega Maggi, il presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, avrebbe firmato il decreto di esubero per i docenti del Paisiello, in più un decreto di cessazione delle funzioni di gestore dell’Istituto, disponendo altresì, il trasferimento del personale di segreteria al completo, a decorrere dal prossimo 1 settembre. Le procedure, sempre secondo quanto ci riferisce Maggi, sarebbero irregolari, e tra le varie irregolarità, si configurerebbe il reato di interruzione di pubblico servizio, considerato che una scuola non potrebbe chiudere da un momento all’altro, con sessioni di esami di stato ancora in corso, con oltre 500 allievi regolarmente iscritti, e con personale di ruolo che è alle dipendenze dirette della Provincia, e quindi non licenziabile, né collocabile in mobilità in quanto quest’ultima non prevista per il pubblico impiego. Una situazione dunque, molto particolare e articolata, sulla quale al momento sono impegnati i vertici dell’Istituto con l’ausilio della UIL. L’impegno si articola in due fronti, sempre secondo quanto ci dice Maggi: cercare di bloccare i decreti e spingere sul MIUR per il processo di statizzazione, che sembrerebbe essere l’unica alternativa per salvare l’Istituto da sorti decise chissà per quale motivo. Maggi ci spiega che negli ultimi anni la Provincia ha perso diverse occasioni per favorire il passaggio allo Stato: “Il perché ce lo stiamo ancora chiedendo – dice – Forse a qualcuno farebbe comodo la chiusura”. Chiudere il Paisiello sarebbe l’ennesima violenza verso Taranto, in quanto comprometterebbe il processo di riqualificazione della città vecchia, infatti da quando vi sono gli studenti, la zona è rifiorita; per non parlare del fatto che con la chiusura, andrebbe a morire l’unica vera facoltà universitaria autonoma della città di Taranto. Per quanto riguarda gli allievi invece, Maggi ci risponde che i talenti jonici con grande difficoltà, dovrebbero poi rivolgersi ad altri conservatori, arricchendo di fatto altre realtà, a discapito della nostra. L’alternativa dunque è una sola: statizzazione. Il Paisiello vanta docenti di altissimo livello, e tra gli allievi, vi sono iscritti provenienti dalle provincie di Bari, Brindisi, Lecce, Matera, Potenza e Cosenza, e da quest’anno vi è anche un gruppo di specializzandi cinesi.
Pare che spogliare Taranto delle sue ricchezze sia diventata una moda. Questa città sembra un eterno gambero: si fanno due passi in avanti e poi tre indietro. Ci si ricorda delle sue bellezze, di riconversione, di riqualificazione, solo per arricchire una ormai scarna propaganda elettorale, considerato che le promesse sono infinite, ma chi ci crede no.