Che il voto di laurea possa fare la differenza nell’ambito dei concorsi pubblici, può anche starmi bene, d’altronde diamo a Cesare ciò che è di Cesare: ma inserire tra i requisiti d’accesso anche le qualità dell’ateneo di appartenenza, suddividendo di fatto gli atenei, in università di serie A e università di serie B, questo no, mio caro parlamentare PD Marco Meloni (colui che ha firmato un emendamento che potrebbe essere definito nei decreti attuativi del disegno di legge Madia). No. E’ un fermo no. Io parlo per me, ma credo che come me la pensino milioni e milioni di studenti in tutta Italia, che passano parte della loro vita sui libri di testo, pagati e strapagati, per sostenere un esame anche nelle ore più calde di luglio. Lei sa caro Marco Meloni, quanti sacrifici ci sono dietro una rata universitaria da pagare? Sa quanti sacrifici ci sono dietro quei libri comprati, nuovi, quanto sforzo e dedizione dietro un esame superato o da sostenere? Sa cosa significa distruggere i sogni e le ambizioni di milioni di studenti ad un passo dalla laurea con il suo emendamento? Sa cosa vuol dire lavorare per pagare l’università e al contempo studiare cercando di dare il massimo? No, forse non lo sa, o non riesce a capirlo dall’alto della sua poltrona. Chi l’ha messo lì? Chi l’ha votata? Come è diventato quello che è oggi?
Guardi caro Meloni, io studio a Taranto, presso la sede di Taranto dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Ho deciso di studiare nella mia città. Ho scelto di restare e non andare via, e ci resterò anche dopo aver terminato gli studi. Ho scelto di studiare per non fare il gioco di chi ci vuole ignoranti, per non farmi manipolare. Perché “andare via costretti” è anche una forma di manipolazione, ed io a questi giochi non ci sto. Io studio a Taranto e ne sono orgogliosa, anche se sono costretta a sostenere esami a Bari, seppur iscritta a Taranto. Anche questo comporta sacrifici. A parità di corso di laurea e di storie di vita ovviamente, sostenere un esame a Bari, o sostenerlo alla Bocconi di Milano, è la stessa cosa. Dietro c’è lo stesso sacrificio; lo stesso studente; lo stesso sogno. L’unica differenza forse, sono le possibilità economiche.
Caro Meloni, guardi, io studio in una città che voi state uccidendo. Si voi, inteso anche il partito che rappresenta. Studio in una città che state uccidendo sotto ogni punto di vista: da quello occupazionale, ambientale. Dal punto di vista della salute e dal punto di vista culturale. Noi a Taranto siamo soliti scavare, e da sempre, scavando, sotto ogni maceria abbiamo trovato tesori. Tesori che oggi caratterizzano una storia che farebbe invidia ad ogni città d’Italia. Voi invece quelle stesse macerie le state utilizzando per seppellirci ancora.
A Taranto abbiamo eccellenze e perle senza precedenti. Ma voi state distruggendo tutto con le vostre promesse campate in aria. Come la promessa di statalizzare l’Istituto Giovanni Paisiello, ad esempio. Un altro fiore all’occhiello sul quale state gettando fumo. Il fumo della maledetta industria che vi preme salvare ad ogni costo, anche a costo della vita dei suoi stessi operai, per i vostri sporchi interessi.
E dunque, caro Meloni, le chiedo: il suo emendamento, anticostituzionale e discriminatorio (la sua laurea in legge conseguita a Cagliari dovrebbe ricordarglielo), come classificherebbe la nostra università? Di serie B? E se così fosse, il perché se lo è mai domandato? Di chi è la colpa? Chi è il responsabile dello stato in cui versano le università italiane? Perché non lo chiede ai Ministeri competenti? Ma davvero crede che un laureato a Taranto non possa avere pari diritti di un laureato a Milano o Roma? Io non so se farò mai concorsi pubblici, chissà. Per adesso studio e ho il mio lavoro che difenderò a denti stretti sempre, e sarà la mia arma costante per combattere contro questo sistema meschino e fatto di sporchi interessi. Sarà la mia arma per svergognarvi sempre e comunque, anche se cercate puntualmente di corrompere e comprare anche quello. Il titolo di studio ha un valore legale, uguale per tutti. Non esiste il laureato migliore dell’altro solo perché ha studiato in un’università “migliore”. Non esiste l’università migliore. Esiste lo studente che sceglie dove e come studiare.
E poi, parliamo di lei adesso, invece. Si è laureato in legge a Cagliari, poi si specializza in diritto e politiche europee, con un Master all’Università di Firenze, e in seguito un dottorato di ricerca in Diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Trieste. E’ anche un ricercatore, leggo nella sua biografia. Ha svolto attività di studio e ricerca presso l’Istituto Universitario Europeo Robert Schuman Centre for Advanced Studies e poi alla Harvard University. E tanto tanto altro. E adesso mi chiedo: con un emendamento sta a guardare dove studiano gli studenti italiani, per definire i requisiti di accesso ai concorsi pubblici, e lei dopo tutti questi sforzi e questo studio milita nel PD? Lo vede che non c’entra dove studi?
E come diceva Totò: “Ma mi faccia il piacere!”