Continua la sesta edizione della kermesse Alla Mensa dei Sogni, rassegna di Arti Sceniche, Visive e Letterarie, promossa dall’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto, in collaborazione con le sezioni di Roma, di Crispiano e di Leporano e con il Cantiere Maggese, la Biblioteca Comunale Pietro Acclavio, la Cooperativa Carisma, la Comunità Terapeutica Il Delfino, la Cooperativa Senis Hospes, TarasTv, la ProLoco di Taranto e numerose altre associazioni, che prevede una lunga serie di iniziative socio-culturali tra la capitale e la provincia di Taranto, al fine di riscoprire, valorizzare e conservare la memoria storica locale, educare le nuove generazioni (e non solo) alla bellezza, alla diversità, allo sviluppo sostenibile, scoprire e celebrare nuovi talenti, ricordando sempre di sensibilizzare giovani e meno giovani alla prevenzione e al contrasto a malattie sessualmente trasmissibili, a fenomeni di omo-transfobia, bullismo, violenza di genere.
Sabato 21 febbraio l’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus – Arcigay Taranto invita i propri soci presso la sede in Via Pupino #90, nel cuore del borgo umbertino, dove a partire dalle ore 21.00, per il “Cineforum” dedicato alle tematiche LBGT, verrà proiettato La bestia nel cuore, film del 2005 diretto da Cristina Comencini, basato sull’omonimo romanzo della stessa regista. Nominato nel 2006 per il Premio Oscar per il miglior film straniero, è considerata una delle pellicole migliori della regista Cristina Comencini.
La partecipazione è libera e gratuita; è però necessario prenotare al +39 388 8746670.
A seguire, la recensione di Marzia Gandolfi.
È stata violata Sabina, come Daniele, suo fratello, prima di lei. Abusata dal padre, condannata dal silenzio della madre. Ma Sabina tutto questo non lo sa, non lo sa ancora mentre, nella sala di doppiaggio dove lavora, presta la sua voce ad una giovane donna stuprata in un film per la televisione. Urla, Sabina, si difende al microfono e subito dopo torna a sorridere al collega che le ansima accanto. Ma poi una notte, dentro un sogno, accade una cosa terribile e Morfeo la consegna all’orrore di un fatto rimosso. La morte dei genitori e la gravidanza desiderata ma inattesa costringono la donna a un viaggio oltreoceano, dove vive e si nasconde quel che resta della sua famiglia, un fratello ferito dalla stessa bestia. Daniele, silenzioso e rassegnato, che parla di architettura, del tempo e della natura soltanto per anticipare o addirittura eludere il dolore della sorella, arrivato fino a lui per interrogarlo.
Chi scrive è profondamente convinto dell’impossibilità di raccontare o, nel caso specifico, di portare sullo schermo senza difficoltà un tema complesso come quello dell’incesto e delle leggi di parentela, marcati, come sono, da un’interdizione sacra. Questa complessità non ha comunque impedito ad artisti alti e tragici di rappresentare il tabù e di mostrare la violenza dell’origine. […] Il diritto negato ad un fanciullo di essere oggetto d’amore dei genitori, la denudazione del suo corpo e della sua anima conducono a una sorta di terra di nessuno che questo cinema non riesce minimamente ad avvicinare, contenere, interpretare. Il film minimizza la portata dell’incesto, mischiando il dramma di Sabina e Daniele con drammi esistenziali di portata decisamente minore: tradimenti, infedeltà, amori saffici. Un esempio? Il chiarimento nell’epilogo fra Giovanna Mezzogiorno e Alessio Boni (compagni nel film) dove due dolori profondamente diversi (il senso di colpa dell’uomo per averla tradita e la rivelazione della violenza paterna subita dalla donna) vengono sfacciatamente messi a confronto, quasi ridimensionati e risolti l’uno nell’altro. A costo di apparire integralista, ritengo che la disperazione umana segua una rigida gerarchia che chi non conosce dovrebbe trattenersi dal raccontare.