Da: L’isola che vogliamo in: Città di Taranto
Non era facile, questa mattina, vedere via Duomo transennata.
Non era facile assistere ai lavori di messa in sicurezza del l’ennesimo palazzo in Città Vecchia.
Non era facile e la voglia di far festa quasi spariva.
Dopo il crollo di ieri, abbiamo pensato di annullare la serata di oggi. Poi tanti operatori, concittadini e compagni di viaggio ci hanno fatto capire che i lutti sono per chi è già morto e invece Taranto ha invece bisogno di ridare salute a questa vecchia signora.
Questa sera, 18 pezzi nascosti nelle viscere di questa signora usciranno dall’oblio. Quell’oblio che violenta con la lenta e inesorabile crudeltà del tempo palazzi, cortili, vicoli e pietre di Taranto Vecchia.
Quell’oblio di cui, in tanti, siamo colpevoli.
Istituzioni, operatori, associazioni, gruppi e iniziative devono assicurare il loro e farlo velocemente, prima che il tempo della lenta scomparsa superi in velocità quello della riscoperta e della valorizzazione.
Ma di quell’oblio, della cancellazione per decenni della Città Vecchia dalla geografia mentale e dall’agenda civile, è colpevole la città tutta. Siamo colpevoli tutti noi.
Così questa sera, allora, non cancelleremo il nostro appuntamento con i mercoledì dell’Isola. Riapriremo con maggiore convinzione 18 ipogei, riaccenderemo le luci sui vicoli, ma vi chiediamo di portare con voi un simbolico mattone di ricostruzione.
Un messaggio d’amore, un impegno formale e concreto di impegno per tutto l’anno, una proposta di rinascita, di ricostruzione, di risanamento umano e urbano.
Potete inviare il vostro messaggio all’indirizzo press@isolachevogliamo.it, pubblicarlo sulle nostre bacheche Facebook, twittarlo a @cheisola, o semplicemente scriverlo su uno dei post-it che metteremo a disposizione nell’info point.
Un mattone simbolico, con il quale comporremo una puzzle umano di impegno civile per Taranto Vecchia.
Perché sono gli uomini i primi mattoni di ricostruzione. Perché Taranto Vecchia è bella ogni giorno, da valorizzare ogni giorno, da vivere ogni giorno. E richiede un impegno quotidiamo. Sostenendo i volontari, vivendo i vicoli, diventando parte attiva di un processo di cambiamento. Soprattutto, mettendo insieme e rispettando ogni proposta. Cooperando, costruendo. Senza pretendere di possedere la verità assoluta. Con l’umiltà di chi ha una Storia di uomini e pietre da imparare a conoscere e da rispettare.
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p style=”text-align:justify;”>Fonte: isolachevogliamo.it