di: Elena Ricci in: Amministrazione
I bambini dell’acciaio sono bambini speciali. Immaginano tra fumo e cemento, immensi prati verdi in cui giocare e ridere. Le pareti colorate con disegni della Walt Disney le vorrebbero nella loro cameretta, quella della loro casa e non quella di un ospedale. I bambini dell’acciaio hanno una mascherina per difendersi. I bambini dell’acciaio hanno i sogni di tutti gli altri bambini. I bambini dell’acciaio resteranno per sempre bambini. I bambini dell’acciaio non hanno paura dei clown; passano con loro intere giornate a giocare e ridere. Trovami un bimbo che non gioca e non sorride. Essi sono più forti degli adulti, l’inconsapevolezza premia il loro coraggio, e il loro coraggio è il portavoce di mille storie, vissute lì, dove il rosso e il grigio imperano sul verde dei prati e l’azzurro del cielo, dove il mare non è per tutti, e dove per gli alberi è sempre autunno. I bambini dell’acciaio sono i bambini di Taranto, a cui gli adulti devono il futuro. I bambini dell’acciaio sono quelli di cui parlava lo Studio Sentieri, quelli la cui mortalità è superiore al 21% rispetto alla media regionale. I bambini dell’acciaio rischiano di non diventare mai grandi, perché l’eccesso di tumori nella fascia d’eta compresa tra 0 e 14 anni è del 54%. La malattia vive nel silenzio dei loro giocattoli, e nei sorrisi delle canzoncine cantate insieme.
Nel silenzio di un banchetto rimasto vuoto a scuola, chissà perché. I bambini dell’acciaio hanno un panorama di fronte le loro case, unico. Alte torri con il fumo, tanto cemento. Il loro cielo ha tanti colori diversi. I bambini dell’acciaio sono i figli delle mamme dell’acciaio e dei papà dell’acciaio, cui il binomio lavoro-salute non è più una scelta ma un ricatto. I bambini dell’acciaio, sono i bambini liberi e pensanti, che il primo maggio, hanno irradiato di luce quel palco con il loro grido “Noi vogliamo vivere”. I bambini dell’acciaio sono anche figli vostri, di chi fa finta di nulla. Di chi si esalta all’idea di una potenza industriale, e tace di fronte alla morte. Di chi pensa alla concorrenza estera pronta a stappare lo champagne se l’Ilva dovesse chiudere. Facile, per chi Taranto la conosce nelle parole, ma non la vive. Facile, per chi non fa crescere i propri figli a Taranto. Chiedete ai nostri medici come sia straziante dare un certo tipo di notizia a due genitori disperati. Chiedetevi tutte queste cose, venite a Taranto. Parlate con i bambini dell’acciaio. Basta chiacchiere. Guardate negli occhi i vostri bambini, e assumetevi la responsabilità di questa strage di Stato.