Corre il vento. Corre sinuoso e libero, investendoti. Non arrabbiarti: vuole solo
accarezzarti. Tuttavia lo senti il cambiamento: ogni volta che ti investe porta via con sé una parte di te: a volte la peggiore, e ti senti purificato, leggero, libero; altre volte, però, ecco che rapisce quella più luccicante, e ti senti impoverito, stranito e spaesato. Quasi non ti riconosci. Eppure il vento non ha fatto nulla: ondeggia come sempre leggiadro nel cielo. Esso però ti induce a riflettere: sì, ti porta a pensarci, a sentirne la mancanza, a ricordare i bei tempi, quelli che non ci sono più e a sperare che ritornino. Il vento ti fa capire quanto una persona che non c’è più ti manca, quanto sia strana la vita: un tempo condividevate esperienze, ricordi, passioni e persino il letto. Ora non siete che due estranei. Ogni tanto capita di incontrarsi e gli sguardi si sfiorano appena, perché entrambi siete come tramortiti dall’orgoglio per poter fare un passo verso l’altro. E allora ecco i silenzi. Torni a casa. L’agitazione ti assale. Ti senti sconfitto. Avresti potuto parlarle, ma non lo hai fatto, semplicemente. E non c’entra il vento stavolta. Forse non è mai stata colpa del vento, perché quando ami qualcuno, persino quando una storia finisce, basta anche una parola, un suono o un oggetto e tutto affiora, nella mente. Nel frattempo il vento corre, sinuoso, come sempre, e lo farà comunque, che tu sorrida o pianga. Alla fine quella persona la porti nel cuore, e l’ unica colpa del vento è quella di ricordartela, continuamente.
Francesco Galeandro